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18 Aprile 2018 Conferenza Stampa

Sala Stampa Esteri

Bombe italiane nella guerra in Yemen: ECCHR, Mwatana e Rete Italiana per il Disarmo denunciano UAMA e RWM Italia S.p.A.

 

Nel contesto di impunità nei confronti delle ripetute violazioni di diritti umani e del diritto internazionale che continuano a perpetrarsi nello Yemen, già denunciate da agenzie e organizzazioni internazionali, prova a far breccia l'azione legale presentata il 17 aprile 2018 alla Procura di Roma da una coalizione di ONG.

             

L’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR),  Rete Italiana per il Disarmo e l’organizzazione yemenita per i diritti umani Mwatana hanno presentato una denuncia volta ad accertare la responsabilità penale dell'UAMA (Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d’Armamento) e degli amministratori della RWM Italia S.p.A., filiale italiana  del produttore di armamenti tedesco Rheinmetall AG, per le esportazioni di armi verso Stati membri della coalizione militare a guida saudita coinvolti nel conflitto in Yemen, avvenute dopo marzo 2015.

Il 25 marzo 2015 è iniziato l'intervento armato in Yemen da parte di una coalizione di nove Stati guidati dall'Arabia Saudita. L'intervento armato si inserisce nell'ambito di una crisi politica e umanitaria ben più ampia,  in atto nel Paese da decenni, che dal 2004 ad oggi ha visto susseguirsi sette guerre tra il gruppo degli Houthi e i governi di Ali Abdullah Saleh prima e Abd Rabbo Mansur Hadi dal 2012. Il crollo del governo di transizione sostenuto dall'Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo a inizio 2015, ha segnato l'avvio dell'azione militare della coalizione, condotta attraverso bombardamenti da aerei militari e droni armati, che in più di un'occasione hanno colpito obiettivi civili. Amnesty International ha documentato 36 attacchi aerei della coalizione, che Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, non esita a definire, a margine della conferenza stampa, crimini di guerra.

Allo stesso modo Radhya Al-Mutawakel, direttrice della ONG Yemenita per i Diritti Umani Mwatana, ha sottolineato che "la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha ucciso e ferito migliaia di civili dal 2015 e ha bombardato in Yemen anche scuole, ospedali, case, ponti, fabbriche, ... È molto triste che l'Italia stia alimentando come altri Stati questa guerra, vendendo armi ad alcuni membri della coalizione guidata dall'Arabia Saudita”.

Uno di questi attacchi costituisce l'oggetto della denuncia depositata presso la Procura di Roma: nella notte dell'8 ottobre 2016, un raid aereo ha colpito il villaggio di Deir Al-Hajari, nello Yemen nord-occidentale, uccidendo una famiglia di sei persone, tra cui una madre incinta e quattro bambini.   

I testimoni dell'attacco e la documentazione fotografica a disposizione dello studio Gamberini, incaricato dell'azione legale, testimoniano che i resti degli ordigni rinvenuti sul luogo dell'attacco, sono della tipologia MK80, bombe guidate prodotte in Sardegna da RWM Italia S.p.A.

Secondo i testimoni il villaggio era abitato esclusivamente da civili e la precisione delle armi utilizzate è tale da non poter configurare l'attacco come "un danno collaterale". L'accertamento richiesto dall'accusa è dunque sia per abuso di ufficio, nei confronti dei funzionari dell'UAMA,  sia per  complicità  per i reati di omicidio e lesioni personali, per i funzionari UAMA e gli amministratori di RWM Italia S.p.A.

Come ha spiegato  Francesco Vignarca, Rete Italiana per il Disarmo, nel corso della conferenza stampa, l'azione penale si fonda sulla violazione sia della normativa italiana sia di quella internazionale.  Dopo gli scandali degli anni '70-'80, l'Italia si è infatti dotata della legge n.185/1990, che regolamenta l'export italiano di armi, disponendo, tra le altre cose, il divieto di esportazione verso Stati parte di un conflitto armato o autori di gravi violazioni dei diritti umani. Gli stessi vincoli sono posti a livello sovranazionale dalla posizione comune dell'Unione Europea 2008/944 PESC e dal Trattato sul Commercio delle armi (ATT) del 2013, di cui l'Italia è stata tra i più ferventi fautori.

Giorgio Beretta, (OPAL), ha parlato di mancanza di trasparenza nell'export militare italiano. I dati riportati dall'esperto mostrano come dei 14,7 miliardi di euro per autorizzazioni per l'esportazione di armi italiane, più del 50% siano destinate a Stati in conflitto nel Medio Oriente e non agli alleati per la sicurezza comune (come prevede la L.185/90).

Tra queste spicca quella per la più grande commessa mai autorizzata in Italia dai tempi del dopoguerra, del valore di 411 milioni, per 19.675 bombe MK82, MK83, MK84, di cui però non si conosce il Paese di destinazione. L'Italia, infatti, nel rapporto annuale che viene presentato a Ginevra dagli Stati aderenti al Trattato sul commercio delle armi, è stato l'unico Stato europeo ad avvalersi  della clausola di riservatezza, che permette di non specificare il committente della compravendita.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto nello Yemen hanno ripetutamente violato i diritti umani e il diritto internazionale, mentre  la popolazione civile sta affrontando la più grave crisi umanitaria e la peggiore epidemia di colera al mondo (1 milione di contagiati e più di 2.200 morti). Nel 2018 lo Yemen si colloca al terzo posto nella classifica degli Stati Falliti che redige annualmente l'istituto Fund for Peace sulla base di indicatori sociali, economici e politici (nel 2014 si trovava invece all'ottava posizione) ed il conflitto alimenta ancor di più la già disastrosa situazione umanitaria. Oxfam Italia, presente nello Yemen da 30 anni, parla di uno Stato  in cui 22 milioni di persone su 29 milioni di abitanti necessitano di aiuti e 17 milioni versano in situazione di insicurezza alimentare, con i prezzi degli alimenti di base triplicati, 1.700 scuole distrutte e lavoratori pubblici senza stipendio dal 2016.

In questa drammatica situazione, mentre alcuni Stati europei hanno sospeso l'esportazione di armi, altri, come l'Italia, ma anche la Francia, il Regno Unito o la Spagna, sembrano voler soprassedere.

Miriam Saage-Maaß, Vice Legal Director di ECCHR ha poi sottolineato l'ipocrisia dei Paesi esportatori, che mentre vendono armi, forniscono aiuti umanitari alla stessa popolazione colpita da queste armi. Il riferimento è all'ultima raccolta fondi organizzata dalla Conferenza dei donatori a Ginevra, che ha visto proprio l'Arabia Saudita promettere lo stanziamento di 2 miliardi di fondi per lo Yemen.

Miriam Saage-Maaß ha infine aggiunto che tale "'ipocrisia è sconcertante e si protrae a causa della mancata attuazione del regime normativo europeo sul controllo delle esportazioni di armi in relazione ai diritti umani" e proprio per questo "è di fondamentale importanza avviare un'indagine sulla responsabilità penale per queste esportazioni di armi e le relative autorizzazioni".

Ciò anche alla luce del fatto che, come ha riportato Beretta, la Commissione vinta da RWM Italia S.p.A. è di  411 milioni di euro, mentre la sua capacità di produzione annuale non supera i 50 milioni. Questo significa che la commessa è molto probabilmente pluriennale, dunque la fornitura di bombe italiane all'Arabia Saudita dovrebbe andare avanti anche nei prossimi anni. L'esposto assume perciò ancora più importanza, proprio perché c'è ancora tempo per interrompere almeno la controversa esportazione di bombe italiane, business redditizio per alcuni che si trasforma in strumento di morte per molti altri. 

                                                                                                                                                                                           

                                                                                                                                                                                       

Giulia Ferri 

 

 

 

 

 

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