In audizione alla camera la Rete Italiana Pace e Disarmo critica tempi e modi delle decisioni della maggioranza in tema di peacekeeping 

 

 

Nell'audizione del 9 giugno della Commissione Esteri e Difesa della Camera, la Rete Italiana Pace e Disarmo, rappresentata dal coordinatore Alfio Nicotra e da Claudia Lamonaca, ha denunciato l'anomalia per cui le missioni internazionali 2026, operative da gennaio, vengono portate in Parlamento a giugno. Questa tempistica è inaccettabile in quanto riduce il controllo parlamentare a una mera ratifica delle decisioni del governo.

A dieci anni dall’approvazione della legge quadro sulle missioni, la Rete sottolinea l’incoerenza tra gli obiettivi di pace e la politica di esportazione di armamenti verso aree di conflitto o a regimi che non rispettano i diritti umani. Kuwait, Emirati Arabi Uniti, lezioni del passato come l’Afghanistan o l’abbandono dei curdi in Siria non sembrano aver insegnato niente.

Forti preoccupazioni suscitano anche il supporto dato alla Guardia Costiera libica e alle forze tunisine, accusate da rapporti internazionali di violenze sistemiche sui migranti, e il trasferimento di due cacciamine nel Mar Rosso senza un chiaro mandato strategico. Si critica inoltre la progressiva sostituzione del multilateralismo con missioni bilaterali (come Iraq e Somalia), sulla scia del disimpegno internazionale ereditato dall’amministrazione Trump. Quanto al conflitto in Ucraina, pur confermando il diritto all’autodifesa (Art.51 della Carta dell’ONU), la Rete sottolinea che il sostegno italiano ed europeo non può tradursi in una delega permanente alla guerra: in assenza di qualsiasi soluzione militare, è urgente avviare percorsi negoziali.

L’incapacità dell’Unione Europea di far rispettare i principi del diritto internazionale e sanzionare chi viola i diritti umani e la sovranità degli Stati confinanti emerge nell’impunità degli attacchi israeliani (esercito e coloni) in Cisgiordania e in Libano. Qui negli ultimi due anni la missione UNIFIL è stato oggetto di sistematiche aggressioni e provocazioni da parte di IDF, le forze armate israeliane. A guida italiana e preponderante composizione di militari italiani, UNIFIL è considerata un intralcio all’espansione militare di Tel Aviv. Israele è riuscita a far chiudere entro il 2026 una delle poche missioni di peacekeeping promosse dall’ONU, cioè nel più corretto dei contesti, quello multilaterale. Nell’attuale scenario internazionale, tutto ciò che richiama multilateralismo è sotto attacco, come dimostrano le sanzioni americane contro la Corte Penale Internazionale (CPI) e il bando dell’UNRWA.

In conclusione, richiamandosi allo spirito di Helsinki, la Rete Italiana Pace e Disarmo ribadisce che la pace si costruisce con la diplomazia e il disarmo. Vanno urgentemente rafforzate, quindi la componente civile degli interventi (innanzitutto i Corpi Civili di Pace) e la tutela degli operatori umanitari sul campo. Il Parlamento non può limitarsi a prorogare le missioni in atto, ma deve inserirle in una strategia politica coerente, poiché nessuna operazione militare può sostituire la politica. E la sicurezza è reale solo se condivisa.