Il conflitto tra russi e ceceni ha origini secolari essendo iniziato nei primi anni del Settecento con la conquista del Caucaso da parte dello zar Pietro il Grande. Ciclicamente i ceceni si sono ribellati alla dominazione prima russa e poi sovietica, subendo repressioni terribili e deportazioni di massa, soprattutto nel periodo di Stalin dopo la seconda guerra mondiale, quando gruppi locali si erano schierati dalla parte della Germania nazista. Nel novembre 1991, approfittando della dissoluzione dell’URSS, il presidente ceceno Djokhar Dudaev dichiara l’indipendenza della Cecenia.

Inizialmente Mosca non presta molta attenzione a questa iniziativa e si limita a dichiarare illegale l’indipendenza della regione. Le cose cambiano quando, nel settembre 1994, le compagnie petrolifere occidentali firmano con il governo dell’Azerbaijan un contratto storico da 7,5 miliardi di $ per lo sfruttamento del petrolio del Mar Caspio. Per non venire tagliata fuori dalla commercializzazione del petrolio caspico, la Russia decide di correre ai ripari costruendo un oleodotto che parta da Baku e, dirigendosi verso nord attraverso il Daghestan e la Cecenia, arrivi fino al porto russo di Novorossiyk, sul Mar Nero. Di qui la necessità di riprendere il controllo del territorio ceceno.  

 

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