Comunicato Stampa 

11 Settembre 2018

 

Le armi in Italia e l'inutile lezione statunitense


La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legislativo 104 del 10 agosto scorso rende meno restrittiva la normativa sul possesso di armi legalmente detenute. L'Italia è la prima nazione a recepire la direttiva europea 853/2017 (che modifica la precedente direttiva Ue 477/1991) e ad attuarla nel senso più esteso possibile.

Con tale norma vi sono un aumento da 6 a 12 delle armi sportive detenibili, a 10 per le armi lunghe e a 20 per le armi corte, dei colpi consentiti nei caricatori (oggi limitati rispettivamente a 5 e 15), una riduzione della durata della licenza di porto d'armi per la caccia/uso sportivo da 6 a 5 anni, l’invio della denuncia di detenzione a Carabinieri o alla Questura anche tramite mail, da un portale certificato; nessun obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso di armi; l’estensione della categoria di "tiratori sportivi", quelli autorizzati a comprare armi "tipo guerra" come Kalashnikov e Ar 15. I tiratori sportivi sono sia quelli iscritti alle Federazioni del Coni e agli iscritti alle sezioni del Tiro a Segno Nazionale, gli appartenenti alle associazioni dilettantistiche affiliate al Coni, più gli iscritti ai campi di tiro e ai poligoni privati.

Inoltre la legge è retroattiva (!) al 13 giugno 2017 circa l’obbligo di essere tiratori sportivi per poter detenere le armi di categoria A6 (demilitarizzate) e A7 (armi a percussione centrale con caricatore superiore a dieci colpi per arma lunga e venti per arma corta). In sintesi, tale nuova normativa estende sia la platea dei possibili possessori di armi, sia il numero e la tipologia delle armi sul territorio, ignorando che la sicurezza non è data dalla diffusione di esse, ma dall’azione qualificata delle forze di polizia dello stato.

 

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