Comunicato stampa

Roma, 5 giugno  2026

 

UNA DIFESA EUROPEA A DUE BRACCIA: MILITARE E CIVILE

Marco Tarquinio presenta il Rapporto di ricerca di Archivio Disarmo

 

Pacifismo non significa eludere il diritto di difendersi, significa difendersi salvaguardando i valori di umana civiltà a cui si ispira la costruzione europea. Vuol dire, anche, lavorare a un concreto progetto di difesa comune dei Ventisette e concepire una rimodulazione comunitaria e non meramente nazionale delle organizzazioni, delle strutture e delle attività che “producono” sicurezza, che non sono solo quelle militari e imperniate sulle armi.

Sono queste, in forte sintesi, le conclusioni dell’articolato Rapporto IRIAD “Europa: quale difesa?” presentato la mattina di venerdì 5 giugno alla Camera dei Deputati e promosso da Marco Tarquinio, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici eletto come indipendente nelle liste del PD.  Il dossier indaga e approfondisce i grandi ambiti del piano di riarmo nei Paesi della UE, dalla storia politico-istituzionale agli aspetti economici, finanziari, industriali e organizzativi non dimenticando quello del rapporto e dell’impatto con l’opinione pubblica. E si conclude con l’indicazione di venti nodi da affrontare sulla via della costruzione di un sistema di difesa comune e alternativo. A due braccia: militare e civile.

“Ho commissionato questo Rapporto ai ricercatori di Archivio Disarmo - ha dichiarato Marco Tarquinio - per l’assoluta qualità del lavoro che portano avanti da tempo e per la necessità, fuori e lontano da semplificazioni e propagande, di fare un serio punto sul processo di riarmo in atto nei singoli Paesi dellUnione Europea. Un evento niente affatto "comune"  e comunitario, più o meno contemporaneo – questo sì – ma contraddittorio e diseguale, segnato più da competizioni che da collaborazioni tra Stati membri e spesso ammantato da una pesante retorica di riabilitazione della pratica bellica. Un piano che, purtroppo, minaccia di riportarci verso il nostro peggior passato e che si sta sviluppando con affanno, risucchiando fondi ingenti dalle politiche del futuro, quelle sociali e di transizione verde, secondo il disastroso copione imposto alla UE dalle potenze che hanno riportato la guerra al centro della politica e della vita dei popoli”.

Il professor Fabrizio Battistelli, che ha diretto il gruppo di lavoro di Archivio Disarmo, ha a sua volta sottolineato che "per inseguire una sicurezza strategica basata sul riarmo, all'interno dell’Italia e della UE si rischia di sacrificare la sicurezza sociale”. E ha aggiunto: “L'impegno del 3,5% del PIL solo per la difesa strettamente militare, accettato anche dal governo italiano, è esorbitante. O la presidente del Consiglio se ne rende conto e al vertice Nato che si terrà ad Ankara a luglio recede dall'accordo, o lascia in eredità ai prossimi governi una spesa militare fuori controllo che, se veramente fosse pari al 3,5% del PIL, nel 2035 raggiungerebbe l’astronomica cifra di 83 miliardi e 950 milioni di euro. Insistendo sulla decisione Nato dell’Aja, all’Italia rimarranno soltanto tre possibilità: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse, spostare sul riarmo le risorse per pensioni, istruzione e salute".