Il Salvador visse dodici anni di guerra civile a partire dal 1980: il Governo del paese centroamericano, assistito militarmente ed economicamente dagli Stati Uniti si scontrò con il FMLN, Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí), forza insurrezionale di sinistra supportata dal blocco sovietico, da Cuba e dal Nicaragua sandinista. L’aspro conflitto interno provocò circa 75 mila morti (in un paese che conta complessivamente sei milioni di abitanti ed un territorio di meno di 22.000 chilometri quadrati, soprannominato dal poeta Roque Dalton il “Pollicino d’America”); numerosi furono i crimini di spietata ferocia commessi da entrambe le Parti che riscossero risonanza a livello mondiale.

Nei primi anni Novanta, mutati i rapporti internazionali su scala planetaria con la fine della contrapposizione Est – Ovest e verificata l’impossibilità di una vittoria definitiva dell’una o dell’altra parte, iniziò ad avvalorarsi l’idea di una pace negoziata, di un accordo da raggiungere grazie alla mediazione delle Nazioni Unite. La Commissione salvadoregna per la verità fu costituita ufficialmente il 15 luglio 1992, in conformità con quanto disposto dagli Accordi di pace sottoscritti, dopo una negoziazione di più di tre anni, dal Governo e dal FMLN, una coalizione di cinque gruppi ribelli. L’Accordo di pace integrale, firmato dalle parti il 16 gennaio 1992, incluse l’entrata in vigore di una serie di accordi raggiunti in seguito all’intervento negoziale delle Nazioni Unite ed al supporto delle “nazioni amiche” – i governi di Colombia, Messico, Spagna e Venezuela - tra il 1989 ed il 1992; il trattato per la costituzione della Commissione per la verità, noto come Accordo del Messico, fu firmato il 27 aprile 1991. 

 

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