Per comprendere a fondo la crisi curda non si può prescindere da un’analisi puntuale, seppur breve, della storia di tale popolo. Nella storiografia i curdi vengono menzionati per la prima volta come gruppo etnico insieme agli Hurriti (3.000 – 2.000 a.C.). Si presume che i predecessori dei curdi e gli stessi Hurriti vivessero in confederazioni e regni tribali insieme ai Mitanni, ai Nairi, agli Urarti ed ai Medi. Quest’ultimo in particolare è stato il popolo dal quale i curdi hanno sviluppato la loro cultura e la loro religione, lo zoroastrismo, che promosse uno stile di vita caratterizzato dal lavoro nei campi.

Noti fin dall'antichità per la natura bellicosa e indipendente, i curdi riuscirono a evitare l'assimilazione da parte dei conquistatori elleni, romani, bizantini, arabi, selgiuchidi, mongoli e ottomani, subendone di volta in volta le rispettive influenze culturali. Si può affermare, infatti, che è in questa regione che possiamo trovare la prima sintesi tra le influenze culturali orientali ed occidentali. In questo periodo (216 – 652 d. C.) si formarono in Kurdistan strutture feudali. Con lo sviluppo del feudalesimo, però, iniziò a venir meno la coesione etnica. La società curda sviluppò sempre più strutture feudali e questo tipo di sviluppo diede un contributo sostanziale alla rivoluzione islamica. L’Islam si oppose alle strutture schiaviste e durante l’era dell’urbanizzazione operò un mutamento delle relazioni etniche. Al tempo stesso rivoluzionò la mentalità delle società feudali dando loro una base ideologica di tipo aristocratico

 

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