Analisi | Papa Leone XIV: verso una pace disarmata e disarmante
Papa Leone XIV: verso una pace disarmata e disarmante
di Lorentina Pepmarku

Il messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace 2026 è un testo che interpella il nostro presente. Non si limita a richiamare alla pace come valore astratto, ma la presenta come una realtà concreta, una scelta storica e politica possibile, capace di orientare le coscienze e i sistemi internazionali. La pace evocata non è retorica, ma è quella “pace disarmata e disarmante” che nasce da una visione del mondo fondata sulla dignità umana, sul dialogo e sulla responsabilità reciproca.
Il messaggio insiste su un punto cruciale: il disarmo non è un’utopia ingenua, ma la condizione stessa perché la pace sia reale e duratura. In un contesto globale segnato da una crescita ininterrotta delle spese militari e da una logica di deterrenza che alimenta paura e sfiducia, Papa Leone XIV denuncia l’irrazionalità di un sistema internazionale fondato sulla minaccia della forza. L’aumento degli investimenti in armamenti mostra un mondo che continua a prepararsi alla guerra più che costruire la pace. Ancora più inquietante è il ricorso crescente all’Intelligenza Artificiale nei sistemi d’arma, che avvia un pericoloso processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, fino a delegare a dispositivi “autonomi” decisioni che riguardano la vita e la morte di esseri umani.
Per questo il messaggio richiama la necessità del “disarmo integrale” proposto per la prima volta da Papa Giovanni XXIII nella Pacem in terris: un processo impossibile se «non si smontano anche gli spiriti, adoperandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica», sostituendo alla logica di una pace fondata sull’equilibrio degli armamenti il principio che la vera pace può essere costruita soltanto sulla fiducia reciproca. Qui emerge un’idea di pace che non è passiva, ma attiva (“disarmante”), capace di creare mutua fiducia, di sostenere processi di mediazione, di rafforzare il diritto internazionale e le istituzioni multilaterali. Una pace che chiede governo, responsabilità e il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.
Oggi, in un mondo frammentato e attraversato da conflitti, in cui la giustizia e la dignità umana vengono schiacciate dagli squilibri di potere tra i più forti, il rischio più grande è oltre a quello di tutto ciò che la guerra rappresenta in sé, quello dell’assuefazione: considerare “normale” il riarmo, inevitabile la logica della contrapposizione e naturale la sfiducia tra i popoli. Papa Leone XIV invece invita a resistere a questo fatalismo, a credere che la pace sia possibile e a lavorare perché lo diventi attraverso lo sviluppo di una società di civili (consapevoli) dal cuore disarmato.
La ricerca, l’analisi critica, l’educazione alla pace, la promozione di politiche di sicurezza fondate sulla cooperazione e sul diritto sono oggi più che mai necessari affinché si argini il «crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole». Poiché come ha detto Papa Francesco in una lettera al direttore del Corriere della Sera: “Bisogna disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”. Il contributo delle organizzazioni civili, delle comunità scientifiche e culturali, e di tutte le persone impegnate per il disarmo è parte essenziale di questo cammino.
Una pace “disarmata e disarmante” non è debolezza: è la forma più alta di forza umana e politica. È una sfida concreta al nostro tempo e una responsabilità condivisa. Sta a noi raccoglierla.















