Affidato nel 1920 in amministrazione fiduciaria al Belgio, il Ruanda diventò indipendente il I luglio 1962. A partire dal 1959, con il sostegno dei sacerdoti belgi e delle autorità coloniali, gli Hutu lanciarono una serie di attacchi contro i Tutsi, cui, precedentemente, sia la Chiesa che le autorità coloniali avevano dato il loro appoggio in quanto gruppo al governo. Nel 1973 un colpo di stato portò al potere il generale Juvenal Habyarimana, un hutu del nord che instaurò un regime autoritario a partito unico con una politica discriminatoria nei confronti dei tutsi impedendo loro l'accesso alle scuole, all'impiego ed a tutte le altre funzioni amministrative.

In questo periodo molti tutsi si spostarono nel vicino Zaire (attualmente Repubblica Democratica del Congo) dove crearono il Fronte Patriottico Ruandese (FPR), guidato dapprima da Fred Rwigema e nel 1990 da Paul Kagame attuale Presidente del Ruanda. Nonostante i numerosi tentativi dei Tutsi in esilio di ritornare nel paese, nessuno ebbe esito positivo, fino all’attacco dell’ottobre 1990 contro la parte nord occidentale del paese. Dopo tale ingresso dei tutsi in Ruanda il presidente Habyarimana capì che il suo potere cominciava a vacillare e creò nuove milizie, le Interahamwe (letteralmente « Attacchiamo insieme ») composte da giovani disoccupati con lo scopo di uccidere sistematicamente i tutsi. Nonostante ciò il potere di Habyarimana continuò ad essere in pericolo e, nell'agosto del 1993, decide di siglare con Paul Kagame, a capo del FRP, gli accordi di pace di Arusha che in realtà non sancirono la fine all’antagonismo Hutu-Tutsi. Il Presidente Habyarimana fu tuttavia costretto a cedere al multipartitismo e all'abolizione delle carte di identità etniche.  

 

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