Il paese si affaccia a sud sull’Oceano Atlantico e confina a nord con Mali e il Burkina Faso, a est con il Ghana ed infine ad ovest con la Liberia e la Guinea. Nel periodo pre-coloniale, il territorio che costituisce l’attuale Costa d’Avorio fu soggetto all’influenza dell’Islam che si estese soprattutto nelle regioni settentrionali, mentre in quelle costiere prima i portoghesi e poi i francesi – a partire dal XVII secolo – avviarono un fiorente commercio di avorio e l’ancor più lucrosa tratta degli schiavi.

All’inizio dell’ 800 i francesi penetrarono nell’entroterra per poi, nel 1893, creare la colonia della Côte D’Ivoire. 

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, esattamente nel 1946, la colonia divenne Territorio dell’Unione Francese: il Partito Democratico della Costa d’Avorio (PDCI), fondato da Félix Houphouët-Boigny, si oppose all’integrazione del paese nell’Unione, avviando il processo di emancipazione dalla madrepatria che condusse, nel 1958, alla creazione della repubblica autonoma nel quadro della Comunità francoafricana e, il 7 agosto 1960, alla piena indipendenza dalla Francia.

In base alla Costituzione del 31 ottobre 1960, la Costa d’Avorio è una Repubblica presidenziale. Per 30 anni il Partito democratico (PDCI) è stato l’unica forza politica riconosciuta e solo a partire dal 1990 ha iniziato ad affermarsi il multipartitismo.

La questione dell’ivoirité, ossia della “purezza etnica”, rimane centrale nella vita politica del paese soprattutto dopo i provvedimenti costituzionali che nel 1999-2000 hanno praticamente escluso da alcuni diritti politici i cittadini di origine non-ivoriana.

La Costa d’Avorio è stata a lungo considerata la “perla” dell’Africa occidentale sia in ragione dello sviluppo economico raggiunto dopo l’indipendenza, sia per la sua relativa stabilità politica. Al volgere degli anni 90, quest’ultima è divenuta precaria e l’intero paese tende a sprofondare in una crisi di tipo politico-militare.

 

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