Nuovo Rapporto “Don’t Bank on the Bomb 2025”
Nuovo Rapporto “Don’t Bank on the Bomb 2025”
Le aziende produttrici di armi nucleari e chi le finanzia
La nuova edizione del Rapporto “Don’t Bank on the Bomb” (“Investing in the Arms Race”), promossa da ICAN e PAX e pubblicata annualmente dal 2014, denuncia il coinvolgimento (in aumento) del settore finanziario nel comparto delle armi nucleari. A livello globale, 301 banche risultano avere una significativa esposizione verso aziende impegnate nella produzione di armamenti nucleari, con un aumento del 15% rispetto alla rilevazione precedente. Si tratta della prima crescita registrata dopo un trend in diminuzione iniziato nel 2021.
Tale andamento si inserisce in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni internazionali e livelli record di spesa militare, che hanno contribuito all’aumento del valore di mercato dei principali contractor della difesa. Parallelamente, si rileva una maggiore pressione, in particolare da parte di governi europei, affinché gli investitori riconsiderino eventuali restrizioni etiche sugli investimenti nel settore militare, anche alla luce delle attuali dinamiche geopolitiche.
Per quanto riguarda i principali attori finanziari, i maggiori investitori in termini di azioni e obbligazioni sono Vanguard, BlackRock e Capital Group, mentre i principali erogatori di prestiti risultano essere Bank of America, JPMorgan Chase e Citigroup. Il rapporto individua 25 aziende coinvolte nella produzione di armi nucleari; tra queste, General Dynamics, Honeywell International e Northrop Grumman detengono i contratti
di maggior valore, rispettivamente pari ad almeno 28, 75 e 16 miliardi di dollari. Tra le altre aziende con contratti rilevanti figurano BAE Systems, Bechtel, Leonardo, Lockheed Martin e RTX.
Il Rapporto sottolinea i rischi connessi agli investimenti nel settore, in particolare sotto il profilo dei diritti umani e della stabilità globale, evidenziando come tali scelte possano contribuire a una nuova corsa agli armamenti nucleari.
Con riferimento al quadro normativo internazionale, il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), in vigore da oltre cinque anni, ha rafforzato la stigmatizzazione di tali armamenti. Ciò ha incentivato numerose banche, in particolare quelle sensibili alle considerazioni ambientali, a escludere investimenti nel settore. Attualmente, il valore complessivo degli asset gestiti da istituzioni che adottano politiche di esclusione supera i 4.000 miliardi di dollari. Il TPNW conta 74 Stati parti e 25 firmatari e vieta lo sviluppo, la produzione, il possesso e l’impiego di armi nucleari, nonché ogni forma di assistenza a tali attività. Inoltre, 132 istituzioni finanziarie, per un totale di circa 4.800 miliardi di dollari di asset, hanno espresso sostegno esplicito al Trattato.
Il caso Italia
Nel periodo compreso tra gennaio 2023 e settembre 2025, nove banche italiane hanno intrattenuto rapporti significativi con aziende produttrici di armi nucleari, per un ammontare complessivo superiore a 5,74 miliardi di dollari tra prestiti e sottoscrizioni. Rispetto all’edizione precedente del rapporto (2024), si registra un aumento del numero di istituti coinvolti (da otto a nove), a fronte di una riduzione del volume complessivo dei finanziamenti, passato da 6,3 miliardi a 5,74 miliardi di dollari (circa -560 milioni).
UniCredit si conferma il principale finanziatore italiano, con 2,84 miliardi di dollari (in diminuzione rispetto ai 4,5 miliardi dell’anno precedente) e relazioni finanziarie con numerosi produttori, tra cui Honeywell, Leonardo, Lockheed Martin, Northrop Grumman, RTX, Rolls-Royce, Thales e Airbus. Intesa Sanpaolo segue con 718 milioni di dollari (in calo rispetto agli 885 milioni del 2024), con esposizioni verso Bechtel, Boeing, Lockheed Martin e Rolls-Royce.
Le restanti sette banche coinvolte – Banco BPM (271 milioni), BPER Banca (200 milioni), Cassa Depositi e Prestiti (110 milioni), Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Passadore & C., Banca Popolare di Sondrio e Mediobanca (88 milioni ciascuna) – risultano esposte tramite rapporti con Leonardo, unica azienda italiana inclusa tra le 25 industrie identificate.
Leonardo detiene una partecipazione del 25% in MBDA, consorzio europeo responsabile dei missili nucleari ASMPA dell’arsenale francese e impegnato nello sviluppo del successore ASN4G. Inoltre, la società ha ottenuto contratti per oltre 4 miliardi di dollari per la fornitura di componenti destinati ai sottomarini nucleari della U.S. Navy classe Columbia.
Nel complesso, i dati evidenziano una persistente esposizione del sistema bancario italiano al settore delle armi nucleari, pur in presenza di segnali di riduzione dei volumi complessivi di finanziamento.














